Scarti alimentari: una soluzione ecologica per il riciclo delle batterie usate

La scoperta viene da un gruppo di ricerca della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore che ha sviluppato un procedimento che utilizza le bucce della frutta per recuperare i metalli presenti all’interno degli accumulatori a fine vita. Il team ha dimostrato che la polvere di buccia d’arancia, ricca di cellulosa e antiossidanti, svolge un ruolo fondamentale nel miglioramento del recupero dei metalli preziosi presenti nelle batterie. Grazie a questa tecnica, cobalto, nichel, manganese e litio possono quindi, essere introdotti di nuovo nel circuito produttivo in modo eco-friendly e con costi più sostenibili.

Come è avvenuto finora il riciclo delle batterie esauste?

Solitamente il trattamento utilizzato è quello della pirometallurgia che prevede l’utilizzo di calore ad alte temperature (oltre 500° C) che porta alla fusione dei metalli preziosi, con una conseguente emissione di gas tossici pericolosi. Un approccio alternativo è rappresentato dall’idrometallurgia che prevede, dopo il trituramento del rifiuto, l’uso di soluzioni acide forti o soluzioni acide più deboli con perossido di idrogeno per l’estrazione dei metalli. Anche in questo caso, si ottengono ancora inquinanti secondari rischiosi per la salute e l’ambiente.

La ricerca, dunque si sta orientando verso soluzioni a basso costo energetico e ambientale. Come ha affermato il professor Madhavi Srinivasan, co-direttore del laboratorio NTU “Gli attuali processi di riciclaggio industriale dei rifiuti elettronici sono ad alta intensità energetica ed emettono inquinanti nocivi e rifiuti liquidi. C’è un urgente bisogno di metodi eco-compatibili per rispondere alla crescita di questi rifiuti. Il nostro team ha dimostrato che è possibile farlo con sostanze biodegradabili”.

I test di laboratorio effettuati dai ricercatori, infatti, dimostrano che i risultati del loro approccio sono paragonabili a quelli che utilizzano il perossido di idrogeno. Un’ulteriore buona notizia è che i residui solidi generati dal processo non sono tossici e con i materiali recuperati è possibile creare nuove batterie al litio con una carica simile a quelle in commercio. Altre ricerche in corso hanno come obiettivo l’ottimizzazione delle prestazioni del ciclo di carica-scarica delle batterie realizzate con materiali recuperati.

Con questa scoperta, dunque, non solo si affronta il problema dell’esaurimento delle risorse riutilizzando i metalli preziosi il più possibile, ma si potrebbero anche ridurre i rifiuti elettronici e l’accumulo di rifiuti alimentari, entrambi in crescita, dando loro una seconda vita.

 

Iscriviti alla newsletter.
Scopri tutte le novità Remediapervoi!
Indirizzo Email non valido