Vecchio cellulare: problema o risorsa?

Il cellulare al suo interno è costituito da diversi materiali preziosi, ma anche da agenti inquinanti. Come gestire il fine vita di questi dispositivi senza nuocere la salute del Pianeta e promuovere anche un modello economico circolare?

 

Nel 1983 apparve il primo cellulare, il Dynatac. Pesava oltre un chilo, misurava 25 centimetri, la batteria durava 20 minuti (e impiegava 10 ore per ricaricarsi) e costava 4 mila dollari. Da allora, il cellulare ha subito una sorprendente evoluzione ed è diventato un gadget essenziale per la vita di tutti giorni e soprattutto un’estensione del nostro spazio privato. I cellulari oggi sono diventati smartphones, perché eseguono molto più che semplici chiamate: sono più sofisticati , possiedono complesse funzionalità unite ad un attraente design che conquista il consumatore che ormai non può più farne a meno.

Il loro ciclo di vita dura ormai molto poco, soprattutto perché la tecnologia è in continuo avanzamento e, nel giro di un breve periodo, si ne ha già una nuova versione. La tentazione di cambiare lo smartphone per l’ultimo modello con fotocamere più all’avanguardia e prestazioni al top è enorme.

Ma questa sfrenata corsa all’ultimo upgrade tecnologico e di conseguenza il cambio frequente delle apparecchiature, se non effettuato in modo sostenibile e consapevole, rimanda a diversi problemi paralleli che si ripercuotono sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Per ovviare a tale problematica all’acquisto di un nuovo smartphone deve seguire una fase del riciclo dell’apparecchio obsoleto e, quello vecchio, non deve essere gettato nel cestino dell’indifferenziata, abbandonato in un cassetto o in cantina, né – tanto meno – nel bidone della plastica o del vetro.

I dispositivi elettronici, non possono essere trattati come semplici rifiuti domestici perché contengono elementi di elevato valore economico, ma anche materiali altamente inquinanti se non gestiti correttamente e secondo le disposizioni normative.

Non essendo rifiuti biodegradabili, i telefonini rotti o usati, così come le batterie, i cavi, i circuiti stampati e i chip, non possono essere considerati semplice spazzatura, in quanto vanno obbligatoriamente disassemblati ed in seguito riciclati, seguendo specifiche procedure. Pertanto, è necessario che siano gestiti correttamente, come sancito dalla normativa RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).  Inoltre, il beneficio di un corretto riciclo è rappresentato dalla creazione di Materie Prime Seconde che possono essere reinserite in nuovi processi produttivi.

Dunque, se è giunta l’ora di cambiare il vostro smartphone, le possibilità di farlo in modo sostenibile sono tre e tutte gratuite:

  • la prima è quella di utilizzare il servizio “uno contro uno”: conferendo il vecchio smartphone al rivenditore al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio;
  • la seconda opzione è recarsi presso i punti vendita che aderiscono alla modalità “uno contro zero” (o che sono obbligati a farlo da decreto ossia tutti i punti vendita con superfici dedicate alla vendita di apparecchiature tecnologiche superiori a 400 mq): i gestori prendono in carico gratuitamente i piccoli elettrodomestici, fra cui anche gli smartphone (necessariamente di dimensione inferiore a 25 cm per il lato lungo). Il tutto senza costi aggiuntivi o senza dover comprare un altro device;
  • come terza alternativa si possono utilizzare le “isole ecologiche” (ben più di 4mila sparse sul tutto il territorio nazionale) dove sono presenti appositi contenitori per ciascun tipo di rifiuto.

Riciclare un cellulare in maniera corretta è un gesto di enorme responsabilità nei confronti delle persone e dell’ambiente.

 

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